INTERVISTA DEL RESTO DEL CARLINO A FAUSTO BASSINI, GIOVANE EDITOR FERRARESE DE LA CARMELINA EDIZIONI, IN USCITA CON UN LIBRO SUL CASO CIANCIULLI-PANSARDI PER LA PRESTIGIOSA STAMPA ALTERNATIVA, IN UNA COLLANA CHE HA OSPITATO ANTONIN ARTAUD, BORIS VIAN E PEPPINO IMPASTATO



"La Cianciulli aveva dei complici"
Il ricercatore Fausto Bassini è giunto a clamorosi risultati: "Macché sapone"


Tre efferati delitti, un processo dall’assordante risonanza e il clamoroso ritrovamento di un quaderno pronto a svelare la personalità dell’assassino. O meglio, dell’assassina: sì, perché l’inquietante figura della Cianciulli si prepara a camminare nuovamente nelle vie di Correggio, facendo riaffiorare nella memoria collettiva orrori, lutti e colpi di scena che dominarono il periodo fra il 1939 e il 1946. Nuove ricerche vogliono scacciare gli enigmi e i luoghi comuni che ancora aleggiano attorno alla Saponificatrice. È la promessa di Fausto Bassini, giovane ricercatore di Ferrara nato a Reggio, in possesso di uno degli archivi più interessanti sul caso, che sull’argomento è impegnato nella stesura di I saponificatori di Correggio, libro che uscirà per Stampa Alternativa. E che si preannuncia ricco di nuove ed eclatanti rivelazioni.

Di Leonarda Cianciulli è già stato detto e scritto molto: perché ora un nuovo libro?

Il mio sarà un lavoro serio sul caso Cianciulli-Pansardi. Ho dovuto e voluto farlo. In nome della verità dei fatti e come ideale risarcimento morale ai familiari delle scomparse, visto che la Cianciulli non ha effettuato alcun indennizzo economico. E poi…

Poi?

Vorrei dedicarlo alle tre vittime e alla povera Ardilia Diacci, ex domestica di casa Pansardi che a soli vent’anni è impazzita per quanto ha visto e subìto in quell’appartamento. Ha passato tutta la vita in un istituto psichiatrico, fino alla morte, lei sì davvero sofferente, altroché la finta-pazza Cianciulli, pazza solo per opportunismo come cercherò di dimostrare, dati clinici alla mano, nel mio libro-inchiesta.

Nel titolo si parla di “saponificatori”: perché?

La sentenza ha indicato la Cianciulli, unica rea confessa della vicenda, anche come unica colpevole del triplice omicidio, triplice rapina e triplice distruzione di cadavere ‘mediante saponificazione’ che, preciso, non significa “fabbricare saponette”. Il titolo – ancora provvisorio – vuole spostare il punto focale della questione dalla teatrale, opportunistica e astuta Cianciulli a un’ipotesi di complici.

E chi sarebbero i complici?

Non voglio svelare troppo. Per ora posso solo anticipare che il concorso di terze persone – un solo “signor X”, o più “signori X” rimasti nell’ombra – è reso altamente probabile dalle condizioni ambientali.

La storia della Cianciulli che fa sapone e torte con le vittime: tetra fantasia o realtà?

Quella donna non ha mai fatto sapone né in casa, per uso domestico, né tantomeno con le vittime. Lo prova il fatto che nei giorni circostanti i delitti mandava la domestica a comprare sapone. I dati medico-legali accertano poi che – in base alle dosi di soda caustica e soprattutto di acqua dichiarati dall’imputata, e alla capacità del recipiente usato – corpi calcolati del peso medio di quelli delle vittime non potevano essere ridotti interamente in poltiglia. Inoltre il frammento di calotta cranica appartenente a una delle vittime, ritrovato nel pozzo nero dei Pansardi, è la controprova che la “saponificazione” integrale non è avvenuta. Per quanto riguarda ciambelle & biscotti, è vero che la Pansardi cucinasse squisitezze. Tant’è che, nel borgo, era soprannominata la signora delle torte e persino l’onorevole Farinacci gustò un dolciume da lei confezionato leccandosi i baffi e accettò il bis. Ma è altrettanto vero che quelle torte di sangue umano, cosparse di polvere d’ossa e offerte agli inconsapevoli familiari, altro non sono che letterarie bugie inventate, nei lunghi mesi d’osservazione psichiatrica ad Aversa, da un’imputata ormai stretta all’angolo dalle prove raccolte, per cercare di giustificare nel perimetro della sua pentola tutte le complesse operazioni d’occultamento delle salme, le quali potrebbero avere coinvolto complici che lei ha tutto l’interesse di salvare.

E i pentoloni sul fuoco?

In quella cucina, al terzo e ultimo piano di corso Cavour 11, bolliture sospette sono certamente state attuate. Un paio di volte e in tempi diversi, infatti, la domestica di turno osserva sul fuoco una misteriosa caldaia coperta, cui è impedito di avvicinarsi. È ragionevole pensare sia stata tentata la distruzione di qualche parte di cadavere, però non è dato sapere di quali porzioni si tratti, né se sia stata usata sempre la soda caustica, né con quali risultati. Non è da escludersi l’ipotesi che la gran parte dei corpi – depezzati non si sa da chi, né come, né con quali arnesi visto che su quelli sequestrati non è stata trovata una goccia di sangue – sia stata portata fuori casa da uno o più correi o favoreggiatori. Meno probabile da lei stessa.

Dove sarebbero poi finiti?

Si può supporre siano stati seppelliti qua e là, forse di notte, nella campagna correggese, o gettati in qualche stagno della zona, o dati in pasto ai maiali per farne sparire completamente le tracce.

Passiamo al ritrovamento da parte sua di un quaderno della Cianciulli…

Il documento olografo risale al periodo tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ’60, quando la signora Leonarda si trovava al manicomio giudiziario di Pozzuoli. Raccoglie poesie e discorsi da lei scritti a nome di tutte le internate per accogliere personalità che venivano in visita all’istituto. Neppure il minimo accenno ai fatti cruenti di Correggio.

Contiene anche qualche scritto particolarmente curioso?


C’è una lunga novella in versi, tra l’onirico e il surreale, dove il Cavalier della Notte è l’amante, lei la sposa. In questo scritto la scelta lessicale è più elevata, accurata. Il cavaliere, avvolto in un mantello vellutato e perlato, ha occhi turchini come quel mare di Pozzuoli che la sua “sposa” può vedere solo dalla finestra della sua cella.

Questo manoscritto come può essere utile nella sua indagine?

È storicamente utile perché conferma la formidabile fantasia di quella criminale, che in precedenza – nella fase prima giudiziaria poi mediatica – le ha permesso di magnetizzare tutti gli occhi su di sé. Questa sua capacità di tenere la scena con istrionismo, nel corso del processo del ’46, ha anche permesso che fosse distolta l’attenzione, ad esempio, da Giuseppe Pansardi detto Peppuccio, il figlio prediletto, coimputato insieme a lei davanti all’Assise di Reggio.

Chi era in realtà la Saponificatrice: omicida razionale o incline a pratiche di magia?

La sedicente ‘saponificatrice’ non era una fattucchiera o una cartomante, ma soltanto una massaia nullatenente dall’enorme fantasia, una criminale già pregiudicata per reati di furto, tentata truffa e truffa continuata, rinchiusa in carcere per alcuni mesi nel 1927, cioè qualche anno prima di arrivare con la famiglia a Correggio. Allora come oggi, di fronte a lei non bisogna abbassare mai la guardia. È facile che ti prenda per i fondelli e ti porti nella sua direzione, gettandoti fumo negli occhi. È la strategia della confusione per confondere l’avversario.

Insomma, altro che pazza…

Nessuna follia. Solo fantasia: torte, sapone, un prolisso memoriale con cui al manicomio criminale di Aversa ha verosimilmente simulato la pazzia e dove lo psichiatra dell’epoca ha preso per oro colato i suoi racconti, credendo davvero avesse fatto sapone e cucinato torte con le vittime. Le fantasie tornano vent’anni dopo, con le poesie e i discorsi sul quadernetto che ho ritrovato. Con la sua fantasia ha salvato almeno se stessa dalla pena di morte. E poi c’è lucidità e furbizia. E cinismo. Organizzava delitti in casa propria per rapinare le vittime dei valori che portavano addosso e innalzare il tenore di vita della famiglia, a fronte del magro stipendio del marito Raffaele Pansardi, modesto impiegato statale. Di chi sia stata la mano omicida, però, e in che modo siano avvenuti i delitti e gli occultamenti dei cadaveri, essendo la sua l’unica versione dei fatti, non lo sapremo mai con assoluta certezza.

Qualcuno in particolare l’ha sostenuta durante le ricerche?

L’avvocato Marco Fornaciari di Reggio, figlio dell’avvocato Piero, il maggior patrono di parte civile del processo Cianciulli-Pansardi. Poi il professor Nazzaro Benati, cultore di storia correggese, che mi ha aiutato a ricostruire atmosfere e volti dell’epoca, e il dottor Pier Vittorio Saccozzi, nipote dell’ultima vittima – l’ex soprano leggero Virginia Cacioppo – il quale mi ha messo a disposizione i suoi ricordi e l’archivio di famiglia.

Sul caso della Cianciulli, dunque, non è ancora stata scritta la parola fine?

Massimo Tassi


Il Resto del Carlino – Reggio, venerdì 19 febbraio 2010, p. 14.